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| Calendario attivitą mese di febbraio |
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| Pensieri piccoli |
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di don Giambattista
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AC - 202. Organizzazione e sentir intimo
Ormai si conoscono le mie frequentazioni: sono alla ”Ca’Granda” di Niguarda, Blocco Sud: controllo cardiochirurgico. Luogo, ora: tutto previsto dal foglio di prenotazione medica alla visita, appunto di controllo. Il posto è così grande che ti ci perdi, non fosse per il “totem” -Indiani pellerossa? -No: punto informazioni. Sfiorato il “touch screen”, ecco il “ticket”: AC - 202: certo, tecnologia ed omaggio alla privacy, ma devo scacciare il pensiero maligno al tatuaggio del braccio. L’ambiente è stracolmo di occhi tesi ai “monitors” e all’infilata di sportelli.
Finalmente: AC - 202, il mio! Accorro all’operatore, mostro i documenti, poi: altra sala d’attesa. Un altro “totem”, questa volta uno schermo appeso alla parete, legge il codice a barre. Aspetto, aspetto, leggicchio il giornale sempre intento al monitor che ammette al passaggio successivo. Il luogo è nuovo, lindo, quasi elegante e certo supertecnologico; ma l’atmosfera, che pare annoiata, è invece tesa d’ansia sommessa, in questa gente silenziosamente nervosa. Anche loro si sono levati presto ‘stamane, recano infatti da lontano la loro angoscia paziente, anonima, privata; ma mi riconoscono: -Lei non è don Giovanni curato di Villa? La risposta affermativa fa certo, tra tanti, un volto noto, dunque subito amico: anche il clima all'istante s’allarga disteso, di condivisione, quasi familiare.
Come è mai fatto il cuore dell’uomo!
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P. DAVIDE CI SCRIVE DALLA GUINEA BISSAU
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Carissimi amici di S. Vincenzo al prato, a poco più di un anno dal mio rientro nella missione della Guinea Bissau, voglio condividere con voi la mia gioia per il fatto che sento di essere ancora utile a questa Chiesa africana e alla sua gente di cui ormai mi sono appassionato totalmente.
In questo periodo sto godendo di ottima salute, soprattutto spirituale. Qui mi sento proprio a mio agio e la gente mi vuole molto-molto bene, anche se non merito tutto questo affetto.
Dopo le difficoltà dei primi mesi, in cui ho cercato di prendere le misure della nuova realtà missionaria in cui sono stato destinato da quando sono rientrato nel novembre 2010, adesso incomincio a vedere un po' di risultati e soprattutto sto ingranando con la gente dei villaggi in cui cerco di far conoscere il Vangelo.
Sicuramente una buona parte del mio successo è dovuta alle vostre preghiere, molte delle quali portate direttamente all'altare dove troneggia l’antico affresco della crocefissione! Quando penso a tutti voi che pregate per me e per i miei colleghi missionari.... mi sento in una botte di ferro.
Ho recuperato al 101% tutta la salute fisica e riesco a fare cose che quando ero troppo in carne nemmeno me le sognavo. Anche questo è un segno che posso ancora spendere un po' di anni in terra di missione, dove è necessario godere di buona salute per lavorare senza complicazioni.
Quando sono arrivato a Bubaque alla fine del 2010, eravamo in quattro padri missionari, due brasiliani e due italiani.
Il Vescovo e il nostro Superiore hanno voluto rafforzare in modo visibile l'azione pastorale in buona parte delle isole dell'Arcipelago delle Bijagós, in cui si trova la missione di Bubaque. Infatti non si può essere proprio soddisfatti dei risultati ottenuti in 57 anni di attività missionaria portata avanti in questo posto dai padri del Pime e da ben tre congregazioni di religiose, che si sono succedute fino ad oggi.
Sono tante le sfide, soprattutto di ordine culturale e tradizionale, che ci troviamo davanti, quando si tratta di finalizzare la nostra attività evangelizzatrice. Alle volte, queste sfide possono essere viste come difficoltà, e allora capita che qualche confratello si perda d'animo e voglia cambiare ambiente. Dalla fine di novembre 2011 siamo rimasti in due, p. Roberto Donghi, di Lecco, ed io.
Le esigenze pastorali della struttura centrale della Missione di Bubaque obbligano almeno un padre a spendersi a tempo pieno seguendo attività di carattere ordinario, molto simili a quelle di una normale Parrocchia Italiana. Fino a Novembre scorso la cosa non aveva creato problemi, perché uno dei due missionari brasiliani sapeva destreggiarsi molto bene in questa dimensione. Così che io mi sono subito buttato nell'attività missionaria in prima linea, dove non vedevano il missionario se non una volta all’anno o ogni due anni!
Dopo aver valutato diversi aspetti, tra cui quello dei trasporti che garantissero una presenza regolare in queste postazioni periferiche dell'arcipelago, ho scelto di incominciare a frequentare, a partire da fine gennaio, due comunità nell'isola di Orango Grande. Il lato positivo della faccenda è dato dal fatto che ogni settimana ci sono due piroghe (qui da noi le chiamano canoe) che partono dal porto di Bubake il sabato, stazionano ad Orango per tutta la domenica e ritornano a Bubake il lunedì. È vero che il viaggio in piroga porta via molte ore, per via dei differenti interessi delle decine di passeggeri che si imbarcano con tutte le loro masserizie alla volta delle due isole toccate dalla piroga (dalle 4 alle 7 ore ogni tratta), ma è anche vero che con una spesa irrisoria (4,5 euro tra andata e ritorno) io riesco a fare una discreta animazione in due villaggi (Ankaboka ed Ambuduk), dove i miei predecessori hanno costruito negli anni '90 due Cappelle con una stanza annessa che serve da pièd-a-terre per l'alloggio del missionario/formatore.
Se invece dovessi utilizzare lo scafo di cui comunque la missione dispone, sarei più indipendente nello scegliere giorni ed orari, ma ogni viaggio mi verrebbe a costare quasi 120 euro a viaggio!!! Dove li trovo tutti questi soldi, per garantire una presenza almeno ogni due settimane, per una formazione appena sufficiente delle comunità di simpatizzanti e catecumeni che ho incontrato?
Inoltre, rischierei anche di mettermi allo stesso livello dei ricchi turisti europei degli Hotels che sono presenti nell'arcipelago. Loro si muovono esclusivamente sui loro scafi rapidi con motori potenti per sfoggiare le loro capacità nella pesca sportiva.
Io, invece, col sistema delle canoe di linea, sono già stato 25 volte ad Ankaboka e 16 volte ad Ambuduk, distanti tra loro poco più di un'ora a piedi (con guado di fiume in bassa marea), includendo le celebrazioni Natalizie appena passate.
Rimangono però le comunità sulle altre isole (Soga, Orangozinho, Canogo, Meneke...) dove non sono garantiti trasporti pubblici regolari.
Con Orango mi è andata bene e posso portare avanti un lavoro in profondità perché investo sulla regolarità della presenza.
Ho già programmato un cammino di catecumenato per alcune coppie sposate già da alcuni anni secondo usi e costumi del posto e con figli già cresciuti. Se riesco a creare una tradizione cristiana di famiglie residenti, non rischio di lavorare sul mutevole: oggi c'è e domani non si sa. Il mutevole, qui in GB, sono i giovani, pieni di entusiasmo, ma molto inaffidabili, perché appena hanno una possibilità... scappano in Capitale a Bissau e non li vediamo più.
Occorre armarsi di molta pazienza e entrare nei ritmi di vita della gente che sostanzialmente svolge attività di tipo agricolo, ma a questo ero già preparato dai 9 anni passati nella missione di Suzana, dove la vita dei villaggi è sempre stata ritmata dalle necessità stagionali.
A distanza di qualche mese mi sento pronto anche per realizzare il sogno dei membri di una delle comunità. Si tratta di alcune opere di carattere strutturale.
Mentre nel villaggio di Ankaboka la Cappella è veramente messa male e non vale assolutamente la pena metterci mano (finché sta in piedi, ce la teniamo così com'è), la Cappella di Ambuduk si può rendere più funzionale con una sistemazione nemmeno troppo costosa. Occorre in sostanza intonacarla all'esterno, costruire la veranda di cemento con tutti i pali di sostegno del tetto, mettere il soffitto alla stanzetta annessa, pitturare le pareti dentro e fuori e dotare la struttura di un piccolo impianto di illuminazione a batteria (con pannello solare per caricarla), per poter realizzare celebrazioni e catechesi senza cavarsi gli occhi al lume di candela; infatti la maggior parte delle attività formative si svolge alla sera, quando la gente ha finito di lavorare nei campi o di pescare nei fiumi.
Ho fatto capire alla gente del villaggio che avrei dovuto chiedere un appoggio finanziario per la realizzazione delle nostre intenzioni e che, quindi avremmo dovuto pregare affinché qualcuno ci aiutasse con la loro disponibilità economica.
Disarmante è stata la risposta della gente: “Non aver paura padre Davide, Dio è d’accordo con noi e ci farà avere tutto quello che serve!”.
Se lo dicono loro... vuol dire che lo avevano già interpellato.
E anche questo è un elemento della loro spiritualità che dice molto del loro spessore religioso e mi fa comprendere anche il motivo della loro simpatia per la mia azione evangelizzatrice. Tutto quello che fanno e dicono lo collegano a Dio, chiedendogli perdono o ringraziandolo secondo le circostanze.
Io sono al corrente della problematicità della situazione economica che molti Italiani stanno affrontando in questo periodo e mi rendo conto che potrei anche non trovare appoggio sufficiente per realizzare tutti questi lavori durante quest'anno pastorale 2011/2012. Loro questo non lo sanno e non lo capirebbero, perché vivono da sempre nella precarietà finanziaria e pensano ai bianchi come i depositari della ricchezza senza limite!
Un’eventuale scarsità di mezzi non mi preoccupa più di tanto. Io ho sempre confidato nella Provvidenza del Padre. Lavoro per Lui e non per me, anche se la gente ringrazia me (mettendomi in imbarazzo) per quello che si riesce a fare.
Per ora vi mando alcune foto delle due celebrazioni Natalizie passate ad Ambuduk e ad Ankaboka, dove ho portato anche due ragazze ospiti italiane che sono venute a trovarmi per rendersi conto di persona del lavoro dei missionari. Io le avevo avvisate che ci saremmo dovuti accampare, ma sono volute venire ugualmente. È STATO UN SUCCESSONE. Sono rimaste affascinate. Anche la gente dei due villaggi si è superata nei doveri dell'ospitalità, e anche se ogni notte facevamo la guerra con i pippistrelli, non finivano più di ringraziarmi per quello che hanno vissuto, allo stato ‘brado’ (parole loro), e che neppure immaginavano lontanamente.
P. Davide
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| BATTESIMI
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38
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| FUNERALI
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53 celebrati in parrocchia
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| MATRIMONI
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10 (+26 permessi per celebrare il matrimonio fuori parrocchia)
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| I COMUNIONE
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38
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| CRESIMA
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24
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| Promemoria |
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PRIMA DI SEGNARE SULL'AGENDA
INTENZIONI DI SS. MESSE
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durante L’OTTAVA DEI DEFUNTI
vengono ricordati tutti i defunti della parrocchia, e pertanto
invitiamo a segnare i nomi dei propri cari sull’apposito registro che
si trova a metą Chiesa sul tavolino.
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OGNI SABATO SERA E DOMENICA
durante la celebrazione delle SS. Messe verranno ricordati i defunti
della settimana, insieme con i bambini che vengono battezzati e gli
sposi che hanno celebrato le loro nozze.
- E’ possibile segnare le date
significative sulla agenda delle Messe in sacristia, con la
preoccupazione di favorire che tutti possano
ricordare i propri cari e pertanto evitando di richiedere la
celebrazioni mensili o cercando di ricordare insieme le persone care.
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| Il
Libro della Vita |
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Sono
diventati Figli di Dio
e membri della nostra comunitą parrocchiale
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| Si sono uniti in
Cristo per tutta la vita |
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| Sono tornati alla
casa del Padre |
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GIUSEPPE GENOVESE
ANNAMARIA LANZINI in BOLOGNESI
ELDA CAVARZASCA
GIUSEPPINA MANGO DI CASALGERARDO
ILARIO MAGISTRELLI
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anni 51
anni 75
anni 93
anni 95
anni 76 |
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