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Rileggendo a voce alta l’intervento del card. Gualtiero Bassetti
All’inizio del consiglio permanente della CEI  14 gennaio 2019
Sono stato molto colpito nel leggere sul quotidiano Avvenire il discorso che il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della CEI ha tenuto lunedì 14 gennaio, e mi permetto di comunicarvi alcune mie riflessioni che mi hanno permesso di guardare al cammino delle nostre due parrocchie.

Il cardinale iniziava “vogliamo aiutarci anche a interpretare questo tempo, attraversato da venti che disperdono, provocando in molti confusione e smarrimento, ripiegamento e chiusura”    Anche noi presbiteri e laici del consiglio pastorale avvertiamo le responsabilità nel vivere questo tempo di cambiamento alla ricerca delle soluzioni più adeguate, tenuto conto della diminuzione dei presbiteri giovani e della indifferenza religiosa che la stessa visita natalizia alle famiglie ha evidenziato.

Poi il cardinale ha ricordato: “La relazione cristiana non è un galateo o una lezione di buone maniere, bensì una disposizione del cuore e della mente, una scoperta di quanto sia possibile affrontare anche i problemi più impegnativi quando si ha amore.” Sta qui la sorgente della nostra testimonianza: lo Spirito infatti ci guida perché sospinti dal suo amore sappiamo guardare in faccia le situazioni . Così anche l’ultimo consiglio Pastorale ha inteso affrontare  il problema della “voglia di oratorio” che attraversa le nostre comunità per  invitare soprattutto i genitori ad assumersi e condividere fattivamente questo orientamento per il bene dei nostri cari ragazzi.

Ha poi parlato dello stile sinodale che deve caratterizzare la vita di tutta la chiesa, a partire dall’alto (il discorso era rivolto ai vescovi del consiglio permanente della CEI!) ma con attenzione anche alle singole situazioni locali. Sono convinto che noi preti dobbiamo svestirci di un certo clericalismo, che ha caratterizzato nel passato  il nostro ministero, ma che ancora oggi lo segna negativamente (come parroco capisco che la tentazione è sempre in agguato) ma anche i laici abbiano bisogno di assumersi quelle responsabilità che in loro deriva in forza del S. Battesimo. La coscienza che il Consilio Vaticano II ha ridestato di essere tutti il popolo del Signore chiamato a “proclamare le opere meravigliose di Lui che ci ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” ha portato tanti frutti di apostolato, ma ancora chiede di essere tradotto nella vita di tante famiglie cristiane, e anche nelle nostre parrocchie chiede di essere sviluppato nei tre ambiti della vita cristiana Parola, Liturgia, Carità.

Infine vorrei citare un ringraziamento che il Cardinale ha fatto  al paese di Torre di Melissa in provincia di Reggio Calabria: “Il mio  grazie lo rivolgo agli abitanti di Torre di Melissa. Mentre sul migrante e sulla persona fragile stentiamo perfino a confrontarci con serenità, pronti come siamo a scaricare su di loro un malcontento sociale che – come sostiene Papa Francesco – «enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza», la piccola comunità sulla costa crotonese ha scritto una pagina di segno contrario. A fronte di quella cinquantina di profughi abbandonati in balìa delle onde, sindaco, forze dell’ordine, volontari e semplici cittadini hanno saputo esprimere una solidarietà corale. Sui poveri non ci è dato di dividerci, né di agire per approssimazione: la stessa posizione geografica del nostro Paese e, ancor più, la nostra storia e la nostra cultura, ci affidano una responsabilità nel Mediterraneo come in Europa”.

Mi sembrano una bella riflessione anche per le nostre parrocchie, soprattutto in vita del rinnovo del consiglio Pastorale previsto per il mese di ottobre.

Il vostro prevosto
Don Gabriele Ferrari