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Padre nostro che sei nei cieli
La preghiera del Padre nostro mi ha accompagnato durante il tempo della visita alle famiglie delle nostre due parrocchie: per me come parroco infatti è bello poter affidare nella preghiera al signore le varie famiglie che ho incontrato ogni sera. Mi ha accompagnato in questo tempo la lettura e  meditazione di un testo di Martini proposto a dei sacerdoti ambrosiani in un ritiro tenuto a Gerusalemme circa una decina d’anni fa.

Ma mi ha confortato il fatto che il nostro Arcivescovo Mario Delpini ha voluto consegnare a noi fedeli della Diocesi in vista del suo ingresso una bella preghiera, che costituisce una perifrasi del Padre nostro.

«Padre nostro che sei nei cieli, venga il tuo regno:
ispira la nostra Chiesa perché, insieme con il suo Vescovo
attenda, invochi, prepari la venuta del tuo Regno.
Concedi alla nostra Chiesa di essere libera, lieta, unita,
per non ripiegarsi sulle sue paure e sulle sue povertà,
e ardere per il desiderio di condividere la gioia del Vangelo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia fatta la tua volontà:
manifesta anche nella vita e nelle parole
della nostra Chiesa e del suo Vescovo
il tuo desiderio che tutti gli uomini siano salvati
e giungano alla conoscenza della verità.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome:
la bellezza del nostro celebrare,
l’amore che unisce i tuoi discepoli,
l’audacia nel costruire un convivere fraterno
rendano intensa la gioia, coraggioso il cammino,
limpida la testimonianza
per annunciare che la terra è piena della tua gloria».

Questa preghiera mi ha poi ricordato un’altra preghiera che più volte ho recitato in chiesa in preparazione alla Missione di Milano voluta dal Cardinal Montini 60 anni fa proprio nel mese di novembre, alla quale anch’io ho partecipato mentre stavo frequentando la terza media.
Diceva così la preghiera del Cardinal Montini: “Signore Gesù, noi non conosciamo Dio nostro Padre, e siamo così bisognosi di conoscerlo ed amarlo. Chini sul nostro lavoro, sulle nostre sofferenze, su la nostra miseria,  noi non alziamo gli occhi verso di Lui, nostro creatore, nostro consolatore, nostro ignorato desiderio. Chiusi in soddisfazioni effimere ed apparenti, noi dimentichiamo che Egli solo, il Padre nostro che sta nei cieli, è la vita e la gioia. Divisi tra noi dall’egoismo, dall’ingiustizia, e dal rancore non sappiano deciderci all’Amore di cui Egli è la fonte”

In questo mio giro per le famiglie e gli uffici, mi ha fatto riflettere una osservazione ricevuta: preso dalla frenesia del mi andare a suonare di porta in porta, in un ufficio avevo recitato la preghiera senza invitare alla recita del Padre nostro o dell’Ave Maria e una impiegata mi ha detto “Ma come? Non ci fa neppure recitare un Padre nostro?”  Ho raccolto la provocazione ed ho capito che il mio girovagare per le strade e le case delle parrocchie, è proprio un aiuto ad affidare al Padre nostro che è nei cieli la vita mia e delle persone che il mio ministero mi ha fatto incontrare.

A tutti cordialmente e con affetto auguro un sereno e Santo Natale
Il vostro prevosto
Don Gabriele Ferrari