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Ricordo di Don Giuseppe e Suor Livia
In questa fine anno pastorale ci hanno lasciato per andare in cielo don Giuseppe Sirtori e suor Livia: i loro funerali sono stati celebrati per don Giuseppe Sirtori nella casa di riposo ove aveva residenza a Monza il 1° maggio e per suor Livia nella casa di riposo di Pallanza l’11 giugno.
Ci hanno lasciato in punta di piedi, dopo una vita dedicata al Signore e alla Chiesa nel nascondimento. Avevano ambedue vissuto parte della loro vita nella comunità di s. Vincenzo in prato.
Don Giuseppe dopo un breve ministero in parrocchia era poi diventato stimato cappellano di Ospedale prima al Policlinico di Milano e poi a Monza. Il nostro vescovo nel ricordarlo ha scritto di lui: “Chi lo ha incontrato ha sempre trovato una parola di consolazione, un sorriso di incoraggiamento, una parola di fede”.  Vi erano alcuni parrocchiani di S, Vincenzo al suo funerale, a significare che pur in un breve tratto della sua esistenza sacerdotale tra noi, aveva seminato del bene.
Suor Livia invece era stata tanti anni nella comunità di via Ariberto come figlia della carità di S. Vincenzo de Paoli, occupandosi dei poveri come specifico del carisma vincenziano. Anche lei ha sempre vissuto nel nascondimento ma ha lasciato una traccia luminosa attorno a sé. Anche nel periodo della sua malattia prima in ospedale e poi in ricovero, non ha mai perso lo spirito vincenziano offrendo le proprie sofferenze per i poveri e per la Chiesa.
Possiamo dire che don Giuseppe e suor Livia sono stati due santi della porta accanto, come ama dire Papa Francesco nella sua esortazione apostolica “gaudete et exultate”

A ottobre si terrà il Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani e alla loro vita vissuta come risposta ad una chiamata del Signore, ad una vocazione.
Purtroppo di questo appuntamento si parla poco anche in campo ecclesiale, presi come siamo dalle emergenze sociali e politiche che occupano sempre lo spazio della informazione pubblica.
Eppure non possiamo disinteressarci di questo argomento “i giovani”, che riguarda il futuro della Chiesa e della società. Del resto è sotto gli occhi di tutti il vistoso calo di vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa e l’innalzamento della età media dei preti e delle persone consacrate. Personalmente mi sto chiedendo cosa ci voglia dire il Signore per il futuro della Chiesa nel mondo: certo ci vuol dire che noi preti e consacrati abbiamo bisogno di imparare un lavoro più sinodale e fraterno fra di noi e poi credo dobbiamo rendere la chiesa meno clericale e far in modo che i laici abbiamo più spazio per la loro specifica testimonianza.
In questa prospettiva allora mi pare incoraggiante il lavoro del consiglio pastorale parrocchiale e del consiglio per gli affari economici, pur con un tono dimesso ma di reale servizio; insieme vedo sempre con favore quanta energia sprigionino gli animatori che don Luca ha preparato per l’oratorio estivo di quest’anno e la presenza generosa di diversi genitori che mettono un po’ del loro prezioso tempo a servizio dei nostri ragazzi; infine mi piace ricordare che in occasione della festa per il mio 50° di sacerdozio ho sentito la presenza e la partecipazione corale delle nostre due comunità nel lodare Dio per i suoi benefici.

A tutti auguro una serena estate, certo che lo Spirito del Signore ci permetterà di iniziare un nuovo anno pastorale sempre arricchito dalla Sua Grazia.

Il vostro prevosto
Don Gabriele Ferrari