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Chiesa delle genti
E’ questo il titolo molto intrigante che il vescovo ha voluto dare al Sinodo “minore” che è iniziato domenica 14 gennaio per concludersi con la festa di s. Carlo Borromeo il 4 novembre. Lo stesso vescovo, con il suo solito humor, ha scritto: “Il Sinodo, che vogliamo celebrare in questa forma minore, non è un insieme di riunioni per concludere con un documento che accontenti un po’ tutti. E’ invece un modo di vivere il nostro pellegrinaggio con la responsabilità di prendere la direzione suggerita dallo Spirito di Dio perché la nostra comunità cristiana possa convertirsi per essere la “tenda di Dio con gli uomini, la sposa adorna per il suo sposo”.

Infatti una prima osservazione riguarda proprio lo stile della sodalità. La chiesa infatti è formata dalle pietre vive che siamo tutti noi, e dobbiamo sentire questa comune responsabilità nei confronti del Vangelo che siamo chiamati ad annunciare a tutti con le parole e con l’esempio, ciascuno secondo la propria vocazione. Di fatto il passato ci ha lasciato in eredità in Italia una chiesa molto clericale, nella quale la presenza di numerosi sacerdoti ha privato i laici della loro testimonianza specifica; Il Concilio è vero ci aveva invitato a sentirci chiesa Popolo di Dio, ma nella pratica lo stile di chiesa non sempre è riuscito a cambiare. Il Vescovo ci invita a maturare uno stile vero di chiesa sinodale, cioè di una chiesa che si lascia guidare dallo Spirito per riconoscere i segni dei tempi.

Il Vescovo ha ben sintetizzato i problemi attuali con molta lucidità: “La secolarizzazione e l’emarginazione del pensiero di Dio e della vita eterna, la situazione demografica, l’evoluzione della tecnologia, la problematica occupazionale, la liquidità dei rapporti affettivi, l’interazione tra culture, etnie, tradizioni religiose e tanti altri aspetti contribuiscono a rendere complessa la domanda: come deve essere la nostra Chiesa pe essere fedele alla volontà del suo Signore?” Per questo ci invita a sentirci Chiesa viva oggi, Chiesa del Signore oggi. Non possiamo non sentirci impegnati a leggere questi segni dei tempi alla luce delio Spirito del Signore: è vero che a volte ci sentiamo un po’ smarriti, i cambiamenti ci sembrano troppo grandi per le nostre spalle, ma sappiamo che come chiesa siamo chiamati a guardare in faccia ai problemi, sicuri della assistenza dello Spirito.

Ci esorta il Vescovo “Tutti siamo in cammino, tutti dobbiamo convertirci, anche se queste parole e queste urgenze ci possono mettere di malumore invece che contagiare di entusiasmo. Lo Spirito consolatore abita in tutti, perché non ci lasciamo cadere le braccia: non siamo una casa di accoglienza ben organizzata che concede generosa ospitalità ai passanti, siamo un popolo in cammino, una casa in costruzione, una fraterna convivenza che vive un tempo di transizione che riguarda tutti e tutto.” In questo possiamo dire che i cristiani che arrivano da altri continenti e con altre esperienze di vita arricchiscono la nostra esperienza di chiesa, troppe volte caratterizzata da segni di stanchezza e ci invitano a guardare avanti con uno sguardo fiducioso e pieno di speranza.

Mi ha molto colpito la conclusione del Vescovo: “soprattutto, noi ci proponiamo di pregare e di pensare, di pregare e di parlare con franchezza, di pregare e di decidere, di pregare e di scrivere, di pregare e di sperare!” La preghiera dunque accompagni questo bel momento di chiesa!

Il vostro prevosto
Don Gabriele Ferrari