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Giornata per il seminario.
Domenica 17 settembre abbiamo celebrato la giornata per il Seminario con una variante particolarissima: abbiamo valorizzato la presenza dei seminaristi di 4^ teologia che stanno facendo esperienza in carcere (quattro a S. vittore e due al carcere minorile Beccaria). Così ad ogni messa abbiamo avuto la gioia di ascoltare la loro testimonianza su come è sorta la loro vocazione ad incamminarsi verso il sacerdozio e come stanno vivendo la risposta alla chiamata del Signore. Sia il sottoscritto che tutti i presenti siamo stati piacevolmente “incantati” di fronte al miracolo della chiamata del Signore anche in questo tempo che apparentemente è di aridità spirituale.

Così questa esperienza mi ha fatto riflettere su come sia mutata la visione della chiamata al sacerdozio. Ho detto al sacerdozio perché così era il modo di presentare la figura del prete quando sono entrato in Seminario, nel lontano 1958. Il prete veniva chiamato sacerdote, e del suo ministero veniva sottolineato in particolare l’aspetto del servizio all’altare, la celebrazione dell’eucaristia e dei sacramenti. Si usava addirittura l’espressione “Alter Cristus “ perché agiva nella persona di Cristo consacrando il pane in vino come ha fatto Gesù nell’ultima cena, ed in particolare battezzando e perdonando i peccati.

Ma poi c’è stato il Concilio Vaticano secondo, ed allora ha riportato in auge un diverso di modo di vedere la figura del prete. Il concilio infatti ha sottolineato come il Vescovo, e con il lui il suo presbiterio, abbia come compito di annunciare il Vangelo, presiedere alla celebrazione dell’Eucaristia ed ai sacramenti ed infine di animare la vita nella carità. Così si è ripreso il nome di presbiteri (anziani) che troviamo negli scritti degli atti degli apostoli e del nuovo testamento.  Così a partire dal concilio l’accento si è spostato sul compito di annunciare il Vangelo. Tutto questo poi in un tempo in cui la situazione generale era cambiata, si è diffusa una mentalità  secolarizzata e la pratica religiosa è diminuita, situazione che è sotto gli occhi di tutti.

C’è poi un ultimo accento che mi pare venga sottolineato oggi: si parla di unico presbiterio in comunione con Vescovo. Mentre nella visione precedente vi era una concezione piramidale (il Papa, il Vescovo, il Parroco) ora invece si sottolinea di più la visione orizzontale: la Chiesa come Popolo di Dio, il Papa in Comunione con i Vescovi, il Vescovo in comunione con i presbiteri, i presbiteri in comunione tra loro e col Popolo di Dio. Così la comunione diventa un po’ la categoria che unifica oggi l’agire di presbiteri: il parroco in particolare è chiamato a valorizzare i presbiteri con cui opera e a suscitare vocazioni laicali al servizio della comunità.

Il nostro nuovo Vescovo che farà  il suo ingresso in Diocesi domenica 24 settembre quando ha rivolto il suo saluto in occasione della nomina ha detto chiaramente di avere bisogno di tutti e di credere ad una chiesa comunione, ad una chiesa chiamata all’annuncio a tutti della gioia del  Vangelo.

Con voi e per voi prega il vostro prevosto affidando alla materna intercessione di Maria il nuovo anno

Don Gabriele Ferrari